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9 Consigli su come scegliere il miglior materiale per il Confezionamento in Atmosfera Modificata

Shelf life Ko: test delle microperdite o permeabilità?

Ponendo il caso che un’azienda operante nel campo degli integratori alimentari abbia investito migliaia di dollari nello sviluppo di un rivoluzionario integratore alimentare per il settore sportivo ed abbia deciso di confezionarlo con un certo tipo di film plastico in confezioni termosaldate. Quest’azienda ritiene inoltre che il prolungamento della shelf life dei propri prodotti ed il mantenimento della loro freschezza si possano ottenere attraverso l’utilizzo del metodo di Confezionamento in Atmosfera Modificata (MAP).

Per il confezionamento di questo prodotto, è stato quindi introdotto dell’azoto e rimosso ogni residuo di ossigeno all’interno delle singole confezioni. Dopodiché, queste confezioni sono state vendute. Passato un breve periodo di tempo, l’azienda ha cominciato a ricevere alcuni reclami da parte dei propri clienti poiché la merce si è avariata molto più precocemente rispetto alla data di scadenza riportata sulle confezioni.

L’azienda credeva di aver effettuato tutti gli adeguati controlli, ma non era così e non riusciva a capire da dove potesse partire il problema.

Permeabilità

La soluzione a questo problema potrebbe trovarsi in un fenomeno chiamato permeabilità. Anche se le confezioni sono state effettivamente saldate e sembrano essere prive di microfori, è possibile che l’aria permei attraverso il fil polimerico

From MOCON inc.
Georgia Gu
Ricercatrice nel settore della permeabilità
MOCON Inc.
A questo punto, potrebbe essere lecito pensare d’aver scelto il tipo di materiale sbagliato.

Georgia Gu è una ricercatrice specializzata in strumentazione per il controllo del confezionamento ed è un’esperta di permeabilità. Qui di seguito, Georgia chiarisce l’importanza della permeablità nella MAP.

I polimeri sono permeabili!

“I classici materiali utilizzati per il confezionamento come il vetro o il metallo sono ermetici - i gas non riescono ad attraversarli” afferma Georgia “Al contrario, i moderni polimeri non lo sono.”

Questo significa che alcune molecole di ossigeno o di vapore acqueo possono lentamente penetrare all’interno della confezione. Se, durante il confezionamento in MAP, viene utilizzato un materiale che risulta permeabile ai gas, il vostro confezionamento non risulterà efficace.

Esistono vari tipi di polimeri sul mercato che presentano diverse caratteristiche di permeabilità. Alcuni costituiscono un’effettiva barriera per l’ossigeno, altri per il vapore acqueo.

Anche lo spessore del film può incidere sul grado di permeabilità. “Maggiore è lo spessore, minore sarà la velocità di trasmissione” afferma Georgia “Ma attenzione a non investire inutilmente in materiali troppo sofisticati.”

Come ottenere i migliori materiali per prodotti confezionati in MAP

Questi sono i consigli di Georgia per guidarvi nella scelta dei migliori materiali.


  1. E’ indispensabile conoscere i propri prodotti e sapere quali sono i loro maggiori fattori di rischio: l’ossigeno oppure l’umidità. Ad esempio, i cibi contenenti elevate quantità di grasso sono soggetti a deterioramento in presenza d’ossigeno, spesso causa di cattivi odori per effetto dell’ossidazione o della proliferazione di batteri che vanno a rovinare il prodotto. E’ dunque necessario condurre dei test in laboratorio. Una volta considerati questi fattori, è possibile cominciare a scegliere il tipo di materiale in base alle proprietà barriera.

  2. Esistono strumenti che possono misurare le proprietà barriera dei polimeri. Essi misurano infatti la permeabilità all’ossigeno o al vapore acqueo. Questi test possono essere effettuati in azienda o possono essere affidati a dei laboratori specializzati.

  3. Sappiate che le condizioni ambientali possono influire negativamente sulle proprietà barriera e, di conseguenza, sulla shelf life. Se i test che eseguite vengono effettuati in condizioni normali di temperatura e umidità all’interno della vostra azienda e i prodotti vengono esportati in paesi tropicali, alcuni problemi potrebbero insorgere. Un aumento della temperatura di 10 gradi può raddoppiare la velocità di trasmissione dei gas attraverso il materiale, ovvero diminuisce l’effetto barriera. Anche il tasso d’umidità può influire sulla permeabilità. E’ quindi meglio conoscere bene il proprio mercato d’esportazione.

  4. Non scegliete un materiale solamente perché pensate che potrebbe andar bene o perché sapete che l’azienda concorrente lo utilizza, poiché le esigenze per le quali lo hanno scelto possono essere ben diverse dalle vostre.

    Eccovi un esempio concreto. Un produttore di integratori alimentari in polvere era solito confezionare il proprio prodotto con dell’azoto per eliminare residui d’ossigeno e di umidità e, come materiale, utilizzare un polimero chiamato HDPE. Ma la polvere si deteriorava entro intervalli di tempo molto brevi. Dopodiché, venne loro consigliato di utilizzare un altro tipo di materiale chiamato PET ed il problema svanì. Perché? Perché, sebbene l’HDPE costituisca una buona barriere contro l’umidità, non è altrettanto efficace con l’ossigeno. PET invece ha un’ottima barriera all’ossigeno.

  5. Inoltre, cercate di non sottovalutare l’importanza della rilevazione di eventuali microfori. Se i vostri prodotti presentano una shelf life molto ridotta potreste avere un problema di questo tipo. Esistono degli ottimi strumenti sul mercato a questo proposito. Alcuni di questi possono essere montati sulle linee di confezionamento in modo che ogni singola confezione possa essere controllata. Oppure potreste optare per un rilevatore di micro-perdite fuori linea ed effettuare delle analisi a campione. Il miglior metodo di analisi, a mio avviso, è quello non distruttivo, poiché non viene sprecato nulla: né confezioni, né prodotto

  6. Se siete sicuri che le confezioni non presentano alcun tipo di perdita ma i vostri prodotti hanno ancora una pessima shelf life, allora potrebbe trattarsi di un problema di permeabilità.

  7. Tenete a mente che lo stesso tipo di materiale plastico può variare anche in base alla qualità di materiale acquistato dal vostro fornitore. Così può succedere che un lotto di materiale possa avere un buon livello di barriera, mentre un altro no. Perciò consiglio sempre di effettuare delle analisi a scopo preventivo.

  8. Prima di ritrovarvi nella spiacevole situazione di aver acquistato del materiale non conforme semplicemente perché non avete preso tutte le dovute precauzioni vi raccomando di rivolgervi, almeno inizialmente, a delle aziende di consulenza o comunque a dei professionisti del settore.

  9. Infine, ricordatevi che è davvero fondamentale fare in modo che le vostre confezioni contengano sempre la corretta miscela di gas. Quindi mi raccomando di tenere sempre sotto controllo i residui d’ossigeno.

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